A TESTA ALTA E CON I CAPELLI AL VENTO

O tutte o nessuna

Sara Hejazi, antropologa all’Università di Trento, esplora nel suo libro “Iran, donne e rivolte” il ruolo delle donne iraniane nella società e le complesse dinamiche che caratterizzano la loro condizione, sia storica sia contemporanea.

di Giuditta e Nicola Formentini

Il controllo del corpo femminile e la legittimazione religiosa

Hejazi analizza come in Iran il controllo sul corpo femminile, attraverso leggi come l’obbligo del velo, sia parte di una strategia di dominio sociale e politico. Le donne sono costrette a conformarsi a norme patriarcali che limitano la loro libertà di movimento, scelta e partecipazione pubblica. Il regime utilizza la religione, e in particolare l’interpretazione ufficiale dell’Islam, per giustificare questa subordinazione, imponendo loro il ruolo di custodi della moralità, ma privandole di diritti fondamentali. Inoltre, le donne subiscono una doppia morale, dovendo rispettare le leggi religiose mentre vengono continuamente giudicate per le loro scelte personali.

 La resistenza quotidiana e l’autonomia femminile

Nonostante le forti restrizioni, Hejazi mette in evidenza le molteplici forme di resistenza che le donne iraniane mettono in atto nella vita quotidiana. La resistenza non si limita alle manifestazioni pubbliche o agli atti di disobbedienza civile, ma si manifesta anche nelle piccole azioni quotidiane che permettono alle donne di rivendicare un certo grado di autonomia. Per esempio, molte donne trovano modi per sfidare l’obbligo del velo, scegliendo di indossarlo in modo non conforme o rifiutando di indossarlo in determinate situazioni, come in contesti familiari o privati. Queste pratiche di resistenza quotidiana, anche se spesso invisibili, sono per Hejazi una forma di “sopravvivenza” e di riaffermazione dell’individualità e dell’autonomia femminile in un contesto oppressivo. Le donne iraniane, quindi, non sono presentate come vittime passive, ma come attive protagoniste di un processo continuo di negoziazione e adattamento. In molti casi, queste pratiche di resistenza quotidiana sono segnate da una profonda resilienza e dalla capacità di reinventare i significati imposti dalle leggi e dalle tradizioni, dando loro un nuovo valore e significato in base alle esperienze personali.

La solidarietà e il ruolo delle reti informali

Hejazi sottolinea anche il ruolo delle reti informali di solidarietà tra le donne. Queste reti, che operano al di fuori delle strutture ufficiali e talvolta in contrasto con esse, sono fondamentali per il sostegno reciproco e per la promozione della cultura, dell’educazione e dei diritti delle donne in Iran. Le donne iraniane, pur trovandosi spesso isolate e marginalizzate, hanno costruito forme di solidarietà che permettono loro di resistere all’oppressione e di affrontare le difficoltà quotidiane, anche attraverso il sostegno psicologico e emotivo. Queste reti sono anche un luogo di discussione e di rielaborazione delle loro identità, dove le donne possono esprimersi liberamente e condividere le loro esperienze.

Le contraddizioni della modernizzazione e della religiosità

Un altro tema centrale nel pensiero di Hejazi è l’intersezione tra modernizzazione e religiosità in Iran. Sebbene il regime della Repubblica Islamica abbia cercato di promuovere un modello di società basato sulla religione, Hejazi nota che esiste una tensione interna tra la tradizione religiosa e le dinamiche di modernizzazione, che ha portato le donne a negoziare costantemente il loro ruolo. Le donne in Iran sono sempre più educate e partecipano alla vita sociale ed economica, ma devono farlo all’interno di limiti imposti dalle leggi religiose e dalle aspettative sociali. Questa contraddizione tra la spinta verso la modernità e le restrizioni religiose è una delle principali sfide per le donne iraniane, che devono affrontare le difficoltà di vivere in un contesto in cui i diritti civili e politici sono negati, ma che al contempo offre opportunità di educazione e di partecipazione.

Identità femminile e religione come strumento di empowerment

Nonostante l’imposizione di una visione religiosa e patriarcale della donna, Hejazi osserva che molte donne iraniane riescono a trovare nei principi religiosi un terreno di empowerment e di riflessione. Alcune donne reinterpretano la religione come un mezzo per affermare la propria identità, trasformando ciò che inizialmente è visto come un meccanismo di controllo in uno strumento di affermazione personale e collettiva. In questo senso, la religione non è solo una fonte di oppressione, ma può diventare anche una risorsa per la costruzione di una nuova forma di identità femminile, che rifiuta la subalternità e cerca di affermare una visione alternativa del ruolo delle donne nella società.

Il movimento “Donna, Vita, Libertà”

In persiano “Zan, Zendegi, Azadi” è un movimento di protesta e resistenza che ha avuto origine in Iran nel 2022, scatenato dalla morte di Mahsa Amini, una giovane donna di 22 anni, arrestata dalla “polizia della moralità” per non aver indossato correttamente il velo islamico obbligatorio. La sua morte ha suscitato una vasta ondata di indignazione, scatenando manifestazioni in tutto il paese. Le proteste sono rapidamente evolute in un movimento che rivendica i diritti delle donne, ma che si è ampliato a richiedere cambiamenti politici, sociali ed economici per l’intera popolazione iraniana.

Obiettivi e principi del movimento

Il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha come obiettivo centrale la lotta contro le leggi oppressive nei confronti delle donne in Iran, in particolare l’obbligo del velo e altre restrizioni alla libertà femminile. Tuttavia, il suo messaggio è più ampio e riguarda la liberazione dall’oppressione in generale, con una forte enfasi sulla libertà di scelta, sulla giustizia sociale e sull’autodeterminazione. I suoi principi possono essere riassunti come segue:

  1. Diritti delle donne: Il movimento si batte per i diritti fondamentali delle donne, in particolare la fine dell’imposizione del velo obbligatorio e di altre leggi discriminatorie che limitano la libertà delle donne in Iran. Le donne chiedono di poter scegliere liberamente come vestirsi e di poter partecipare pienamente alla vita sociale, politica e culturale del paese senza restrizioni di genere.
  2. Libertà politica e giustizia sociale: Sebbene il movimento abbia avuto una forte spinta iniziale dai diritti delle donne, le sue richieste sono diventate più ampie, con manifestanti che chiedono la fine della dittatura religiosa, maggiore libertà politica, giustizia sociale e la fine della repressione delle minoranze etniche, religiose e politiche.
  3. Riforma e cambiamento sociale: Il movimento si oppone alla Repubblica Islamica dell’Iran e chiede riforme politiche radicali per abbattere il regime autoritario e instaurare un sistema che rispetti i diritti umani, la libertà di espressione e di scelta.

Le caratteristiche del movimento

  1. Partecipazione di massa: Il movimento ha visto una partecipazione di massa, con manifestazioni che hanno coinvolto non solo donne, ma anche uomini, giovani, attivisti e persone di diverse etnie e religioni. Le manifestazioni hanno avuto luogo in tutte le principali città iraniane e anche nelle aree rurali, nonostante le severe misure di repressione e il rischio di violenze da parte delle forze di sicurezza.
  2. Simbolismo e slogan: Il movimento ha adottato come slogan principale “Donna, Vita, Libertà”, un grido di protesta che enfatizza l’importanza dell’autodeterminazione e della dignità femminile. Durante le manifestazioni, molte donne hanno bruciato il velo o lo hanno rimosso pubblicamente come atto simbolico di disobbedienza civile contro l’imposizione della legge.
  3. Resistenza pacifica e violenza statale: Le manifestazioni sono state per lo più caratterizzate da forme di resistenza pacifica, ma le forze di sicurezza iraniane hanno risposto con violenza, arrestando e uccidendo numerosi manifestanti, in particolare donne e giovani. Nonostante le repressioni violente, il movimento ha continuato a crescere e a guadagnare supporto sia all’interno che all’esterno dell’Iran.
  4. Solidarietà internazionale: Il movimento “Donna, Vita, Libertà” ha ricevuto ampio sostegno internazionale, con manifestazioni di solidarietà in molte altre nazioni. Attivisti, politici e cittadini di tutto il mondo hanno espresso il loro appoggio alle donne iraniane e alle loro richieste di cambiamento.

 Il movimento “Donna, Vita, Libertà” rappresenta una delle manifestazioni più forti di resistenza contro il regime iraniano degli ultimi decenni. Non solo ha messo in luce le difficoltà e le discriminazioni quotidiane a cui sono sottoposte le donne, ma ha anche aperto un dibattito globale sulla libertà di scelta, i diritti umani e la giustizia sociale. Questo movimento ha portato la questione dei diritti delle donne in Iran al centro della scena internazionale, ispirando altri movimenti femministi e di resistenza in tutto il mondo.

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