Viaggiare… e la bellezza di farlo

di Laura Molendi

Viaggiare, da definizione, rappresenta il “trasferirsi da un luogo ad un altro luogo, per lo più distanti l’uno dall’altro, con un mezzo di trasporto”. Possiamo affermare con certezza che le persone si spostino da sempre, fin dai tempi più antichi ogni qual volta ne avessero la necessità. È una cosa che fa già parte della natura dell’uomo, in alcuni in maniera più evidente di altri.

Penso che alla maggior parte di noi non dispiacerebbe, a un certo punto della vita, fermarsi e poter dire di ‘aver visto tutto’, quanto più possibile di ciò che questa terra ha da offrire. D’altra parte è una tra le mie ambizioni più grandi: vedere ogni tipo di paesaggio esistente, ascoltare e parlare lingue che non sono le proprie, assaporare nuove pietanze e toccare con mano vite e quotidianità differenti da quella che noi tutti conduciamo ogni giorno, nel nostro piccolo.

Vorrei citare una parte della poesia “Viaggiate” di Giovanni Giancaspro, nonché poeta e cantautore italiano che secondo il mio parere ha messo su carta una massima di vita

“Viaggiate che sennò poi diventate razzisti, e finite per credere che la vostra pelle sia l’unica ad aver ragione, e la vostra lingua la più romantica. Che siete stati i primi ad essere i primi. Viaggiate che se non viaggiate poi non vi si fortificano i pensieri, non vi riempite di idee. Vi nascono i sogni con le gambe fragili e poi finite per credere alle televisioni, a quelli che inventano nemici che calzano a pennello coi vostri incubi. Viaggiate che il viaggio insegna a partire, ma soprattutto a tornare. Tornare diversi, tornare innamorati, tornare con qualcosa in più e qualcosa in meno: qualcosa in più negli occhi e qualcosa in meno nelle tasche.”

Sono rimasta particolarmente colpita da quanto lui dice sul ‘tornare diversi’; per quanto mi riguarda, infatti, fare un nuovo viaggio, percorrere il tunnel per l’imbarco, scorgere dal finestrino dell’aereo gli immensi paesaggi che si trovano a più di trentamila piedi più in basso, sono sensazioni impagabili che riescono a concedermi una pace senza eguali.

Vedo il viaggiare, quindi in un certo senso innanzitutto il partire, come un qualcosa di liberatorio, non per il bisogno di ‘scappare’ da quella che è la vita di tutti i giorni, al contrario, per poter continuare ad arricchirla. Invece per quanto riguarda il tornare, la questione è più complicata; capita spesso che in quel piccolo pezzetto di mondo che hai visitato tu lasci un piccolo pezzetto anche di te stesso, e com’è successo tutte le volte in passato, non vedi l’ora di salire sul prossimo aereo e arricchire nuovamente il tuo bagaglio di esperienze.

Quindi sì, penso che tornare sia più complicato, ma d’altra parte se questo non fosse compreso, forse le persone si godrebbero meno l’esperienza. Mi auguro di poter viaggiare tanto, o meglio continuare a farlo. Grazie allo sport, e soprattutto grazie all’immenso supporto della mia famiglia, ho l’opportunità di vedere realtà come quelle del Sudamerica, in particolare l’Argentina e la Colombia, oppure di sentire il calore e la vivacità della Spagna, e di ciò ne sarò sempre grata. C’è così tanta bellezza nel mondo che sarebbe bellissimo se tutti potessero vederne almeno una parte, nel corso della loro vita.

Quindi, appena ne avete l’opportunità, salite su un aereo e tornate con affascinanti storie da raccontare ! 

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